giovedì , 4 Giugno 2020

Don Lorenzo Milani

Profilo Biografico  

Tratto da due ottimi libri che danno l'idea del percorso di don Lorenzo Milani: quello di Oriana Fallaci, Vita del prete Lorenzo Milani, B.U.R. seconda edizione, 1994, e quello di Giorgio Pecorini, Don Milani! Chi era costui?, Baldini e Castoldi, seconda edizione 1996:

Lorenzo Carlo Domenico Milani Comparetti nasce a Firenze il 27 maggio1923 in una famiglia ricca di cultura oltre che di denaro. [….] Intellettuali e scienziati gli ascendenti (paterni) di Milani, veronesi d’origine ma trapiantati in Toscana. [….] Intellettuali e scienziati inseriti nel gran flusso della cultura mitteleuropea gli ascendenti (materni), boemi d'origine trapiantati nella Trieste asburgica, ebrei di etnia ma quasi tutti lontani da osservanze e pratiche religiose, agnostici quando non dichiaratamente atei". (Pecorini)

Non brillò mai, come studente, nemmeno da bambino. Forse dipendeva dal fatto che Lorenzo era sempre stato un ragazzo di salute piuttosto delicata
(abbiamo detto che, quando fu colpito da irite, per mesi e mesi non poté addirittura né leggere né scrivere) e perciò aveva lacune che l'intelligenza non bastava a colmare. Forse dipendeva dal fatto che, in casa Milani, il superamento dei traguardi scolastici non si svolgeva in quell'atmosfera drammatica tipica delle famiglie borghesi dove un ragazzo bocciato, o anche solo rimandato a ottobre, era guardato più o meno come un criminale che ha sgozzato la nonna: in casa Milani era messo in chiaro che uno studiava per sé, e non per far contenti i genitori. […] La crisi di rigetto della scuola diventò gravissima quando Lorenzo Milani frequentava la prima del liceo classico, sezione A, al "Berchet": anno scolastico 1939-"40. Nel primo trimestre ebbe una pagella con "cinque" in storia, greco scritto, latino scritto; "quattro" in filosofia; "scarso" in religione. Nel secondo trimestre fece tante di quelle assenze che non venne classificato in italiano, greco, matematica e storia dell'arte. Non riusciva ad adattarsi ai convenzionalissimi della scuola, contro cui si scaglierà in "Lettera ad una professoressa" (Fallaci 39,40, 42,43).

Con sorpresa e rammarico dei genitori, che peò non lo contrastano, rifiuta di andare all'università: vuol fare il pittore. [… ] Nella primavera del “43, dopo i primi pesanti bombardamenti anglo-americani [ … ] (arriva) la conversione apparentemente improvvisa e l’entrata in seminario, l’8 novembre di quello stesso anno. Ordinato sacerdote il 13 luglio del “47, dopo un brevissimo incarico nella parrocchia di Montespertoli, don Lorenzo Milani viene mandato cappellano a Calenzano, e ci resta oltre sette anni. Appena arrivato, impianta in canonica una scuola serale aperta a tutti i giovani, senza discriminazioni politiche o partitiche purché di estrazione popolare e operaia. Con la scuola, ma non soltanto con essa, in breve tempo si tira addosso prima la diffidenza, poi l’aperta ostilità dei benpensanti moderati, democristiani in testa, e di molti altri preti della zona. Ha preso inizio così una campagna prima di opposizione sorda, poi di diffamazione aperta che culmina, nel dicembre del “54, con l’esilio del Priore a Barbiana: qui organizza subito una nuova scuola a misura dei bisogni dei suoi nuovi pochissimi parrocchiani. [… ] Nel 1958, in primavera, esce Esperienze pastorali , il suo primo e unico libro, del quale, a dicembre, il santo offizio ordina il ritiro dal commercio e vieta ristampe e traduzioni. Nel 1960 avverte i primi sintomi del morbo di Hodgkin. Nel 1965 replica pubblicamente agli insulti rivolti da un gruppo di cappellani militari agli obiettori di coscienza, e si guadagna un rinvio a giudizio per istigazione a delinquere e istigazione di militari a disobbedire alle leggi. Impossibilitato dalla malattia a presentarsi in tribunale, scrive la propria autodifesa, resa pubblica alla prima udienza del processo: è la Lettera ai giudici.
Assolto con formula piena, resta imputato, per il ricorso del pubblico ministero. Ma non arriva a ricevere la condanna d'appello, che colpirà il suo testo: il 26 giugno 1967, trenta giorni dopo aver compiuto i quarantaquattro anni, muore a Firenze, in casa della madre. Da sei settimane è uscita Lettera a una professoressa, il libro scritto dai ragazzi della scuola di Barbiana sotto la sua regia "da povero vecchio moribondo" (Pecorini).

Frasi di Don Lorenzo Milani 

"Fai strada ai poveri senza farti strada"
"Quando ci si affanna a cercare apposta l'occasione per infilar la fede nei discorsi si dimostra di averne poca, di pensare che la fede sia qualcosa di artificiale aggiunto alla vita e non invece modo di vivere di essere. [ …] Spesso gli amici mi chiedono come faccio a fare scuola e come faccio a averla piena. Insistono perché io scriva per loro un metodo, che io precisi i programmi, le materie, la tecnica didattica. Sbagliano la domanda, non dovrebbero preoccuparsi di come bisogna fare per fare scuola, ma di come bisogna essere per poter far scuola".

"Voi dite che Pierino (figlio) del dottore scrive bene. Per forza, parla come voi. Appartiene alla ditta. Invece la lingua che parla e scrive Gianni (figlio) dell'operaio è quella del babbo. Quando Gianni era piccino chiamava la radio lalla. E il babbo serio: "non si dice lalla, si dice aradio". Ora, se è possibile, è bene che Gianni impari a dire anche radio. La vostra lingua potrebbe fargli comodo. Ma intanto non potete cacciarlo da scuola. "Tutti i cittadini sono uguali senza distinzione di lingua. L'ha detto la costituzione pensando a lui".

"Io non faccio servizi a pagamento, non vendo le mie singole prestazioni, ma vendo la mia vita intera, quel che faccio è uguale per tutti, non faccio piaceri speciali a nessuno perché tutti sono ugualmente figliuoli".

"Siate buoni cittadini e sarete buoni cristiani".

"Se la scuola perde ragazzi: "E' un ospedale che cura i sani e respinge i malati".

"Se la penna riesce a far rumore vuol dire che lo scritto è efficace".

"Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora vi dirò che reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati ed oppressi da un lato e privilegiati dall'altro. I primi sono la mia patria i secondi i miei stranieri".

"Io son sereno quando son "intonato" con ogni evenienza e cioè quando il mio pensiero non stona con nulla d'altro che possa accadere. Io smisi di fare il pittore solo per questo".

"Chi sa volare non deve buttar via le ali per solidarietà con i pedoni deve, piuttosto, insegnare a tutti il volo". L'arte è una cosa seria, fatta di una tecnica piccina….. L'arte è l'incontrario di pigrizia. E’ volere male a qualcuno o qualcosa. Ripensarci sopra a lungo. Farsi aiutare dagli amici in un paziente lavoro di squadra. Piano piano viene fuori quello che di vero c'è sotto l'odio. Nasce l'opera d'arte: una mano tesa al nemico perché cambi".

"Non c'è nulla che sia ingiusto quanto far le parti uguali fra disuguali".

"Io non sono un sognatore sociale e politico: io sono un educatore di ragazzi vivi, ed educo i miei ragazzi vivi ad essere buoni figliuoli, responsabili delle loro azioni, cittadini sovrani".

"L'insuccesso non è di per sé un segno d'errore, tutt'altro". "La grandezza di una vita non si misura dalla grandezza del posto in cui si è svolta. E neanche la possibilità di fare del bene dal numero dei parrocchiani".

Testimonianze

Testimonianze rese durante un convegno di studi sulla pedagogia milaniana organizzato dalla cooperativa, cui partecipò, tra gli altri, Edoardo Martinelli, allievo del Priore.

– Edoardo Martinelli. "…. Don Lorenzo ha prodotto le sue idee non da solo ma aderendo ai bisogni della gente. Se anche solo si volesse velocemente rifare la storia della scuola di Barbiana noi vedremmo che questa scuola nasce e si evolve attraverso le necessità che il popolo esprime. E' quindi una scuola legata al territorio, una scuola che produce progetti, una scuola che costruirà una casa alla vedova ecc. Don Lorenzo si è definito un educatore regista e portatore di strumenti e il ruolo che mi è stato dato in questa esperienza, anche in modo provocatorio, è stato appunto quello di dimostrare che questa figura può essere inserita come profilo all'interno della scuola. Che cosa vuol dire un educatore regista portatore di strumenti? Intanto un educatore regista è una figura che ribalta la scuola come logica. La centralità non è più data alla cultura in un senso lato ma è data al ragazzo, cioè all'apprendimento…"

– Francesco Fusca, Ispettore Ministero Pubblica Istruzione. "….Certo, don Milani non piaceva! E come poteva piacere alle varie Istituzioni della società se parlava e urlava ( e, la cosa più pericolosa, scriveva!) che il diritto allo studio era ben garantito sulla carta, ma completamente eluso nella realtà di molte scuole d'Italia? Come poteva piacere alla chiesa- alla quale apparteneva sin dall'inizio e con essa e in nome di essa volle morire che lo contrastava e lo puniva mortificandolo e isolandolo, perché predicava nel nome di un Dio buono…."

– Mario Lodi, pedagogista, scrittore. "Cari amici, non potendo partecipare al vostro convegno su don Milani, voglio esprimere con questa lettera la mia solidarietà all'iniziativa della vostra Cooperativa, che al Priore e alla sua scuola si richiama, sia per la scelta del nome sia soprattutto per gli ideali cui si ispira il vostro lavoro. Ho letto con attenzione la documentazione che mi avete mandato e ne ho dedotto che i valori fondamentali che animavano l'opera di don Lorenzo sono alla base della vostra attività, in una situazione storica ovviamente diversa. Don Lorenzo, realizzando queste idee, nel piccolo e sperduto mondo di Barbiana, ha lanciato il messaggio che oggi voi cercate di attuare nella vostra comunità. Quel che voi fate non è un'esperienza isolata: in Italia esistono tante esperienze simili, tante piccole Barbiana in cui giovani e adulti, uomini e donne e anziani, in forme diverse ma con lo stesso spirito, aiutano i deboli a diventare forti, cioè a rivendicare la dignità di persone che hanno il diritto di vivere e di essere felici…"

 – Giuseppe Trebisacce, Ordinario di Storia della Pedagogia. "….Don Milani si colloca nell'alveo della pedagogia attiva che si fa prepotentemente strada nel secondo dopoguerra sulla base di indicazioni pedagogiche provenienti d'oltralpe, pensiamo a Freinet, anche d'oltre Oceano; pensiamo alla fortuna di Dewey in Italia a cominciare dal secondo dopoguerra che informa percorsi, che si confronta, dà luogo a una didattica. ad una pedagogia di casa nostra, di cui esempio e testimonianze concrete sono nomi come quelli di Mario Lodi, Bruno Ciari, Albino Bernardino e in una visone comunitaria Danilo Dolci in Sicilia. Don Milani è l'espressione di una pedagogia che punta alla formazione della persona completa, anche della comunità…"

– don Gianni Mazzillo, Direttore Istituto Teologico Calabro. "…Gli obiettivi che si prefiggeva Don Milani erano quelli della crescita dei "più piccoli", dei poveri, di quelli che non solo erano sfruttati, ma erano anche imbrogliati, a motivo della loro incapacità a difendere i propri diritti, a far valere le proprie ragioni, a farsi sentire. Imparare una lingua era allora imparare ad essere se stessi e a difendere ciò che spettava. Deve essere anche per noi l'esempio a vincere tutti i complessi di inferiorità, che ci portiamo dietro, che ci portiamo dentro, anche, e soprattutto, a motivo delle nostre esperienze vissute, le esperienze di uno sfruttamento sistematico avvenuto durante i secoli, da parte dei potenti della storia e la sofferenza di aver vissuto le proprie piccole storie, spesso come storie nelle quali occorreva soffrire e tacere…"